mercoledì 21 settembre 2016

Gnocchi di patate e farina di fichi d'India con sugo di orata e cipolla di Acquaviva per l'MTC n°59 di Annarita


Lontana dalla mia cucina, con pochissimo tempo a disposizione e quasi nessuna voglia di cucinare, ma non potevo mancare all'appuntamento con la nuova stagione di MTChallenge. http://www.mtchallenge.it/Soprattutto per onorare la sfida di una delle grandi interpreti di questa gara e della cucina in genere: Annarita Rossi del bellissimo blog Il bosco di alici
Anche in questa occasione mi trovo a dovermi confrontare con uno dei cavalli di battaglia della mia mamma: GLI GNOCCHI! I suoi sono i più dolci, soffici, morbidi e vellutati che io abbia mai mangiato. In una parola: inarrivabili. Ci ho provato più volte nel corso degli anni, riuscendo a produrre piatti più che decorosi, ma senza mai giungere ad eguagliarli.
La sua ricetta, però, l'unica che io abbia mai replicato, prevede l'uovo e anche un pizzico di lievito per torte salate nell'impasto. Questa volta, quindi, per la prima volta mi sono cimentata con gli gnocchi di sole patate e farina...e poca anche di quella, solo l'indispensabile. Fortuna ha voluto che solo pochi giorni prima della pubblicazione della ricetta della sfida n° 59, una cara amica mi regalasse inaspettatamente un sacchetto di insolita farina di fichi d'India. Io non l'avevo mai sentita nominare prima, e voi? Alla prima profonda sniffata è stato amore che, sono sicura, durerà per sempre: fiori, erbe buone, miele sono i le prime cose che il suo profumo mi ha richiamato alla mente. L'amarognolo retrogusto della farina di castagne è ciò che mi ha ricordato al primo, titubante assaggio.
Dato che siamo tra noi pochi intimi con la stessa insana passione per il cibo, mi sbilancio anche a dirvi che l'ho tenuta sul comodino per diversi giorni e la notte mi addormentavo con la sua fresca fragranza a tenermi compagnia e ad accompagnarmi nel dorato mondo dei sogni. 
E forse proprio in sogno mi è giunta l'ispirazione di usare la farina di fichi d'India per aromatizzare gli gnocchi per questa sfida. Lo dico perché davvero non ricordo di averci ragionato sopra. Invece ho dovuto pensare parecchio al condimento, per poi finalmente decidere per un sugo leggero, dai sapori dolci e delicati, dati dalla carne dell'orata e dalle cipolle di Acquaviva, che potessero bilanciare l'inevitabile nota amara regalata da questa particolarissima farina. 
Il risultato mi ha piacevolmente stupita, anche se, essendo a dieta, ho potuto gustarmi solo un paio di bocconi. Mia sorella e mia cognata li hanno molto graditi e a mio cognato sono piaciuti anche se lo ha un po' disturbato il dolce della cipolla, mentre mia nipote non è stata del tutto convinta, La mamma, neanche a dirlo, alquanto disgustata e palesemente inorridita dal sacrilegio, non ha nemmeno voluto assaggiarli. Se volete scoprire con chi di loro vi trovereste in accordo, non vi resta che provarli...sempre che troviate la farina di fichi d'India, ovviamente!
Datemi retta: prima di mettervi all'opera, leggetevi attentamente il bellissimo post di Annarita, pieno di informazioni dettagliate e utilissimi consigli per avere gnocchi sempre perfetti!

Gnocchi di patate con farina di fichi d'India
al sugo di orata e cipolla di Acquaviva


Ingredienti per 2 o 3 persone

per gli gnocchi

600 g di patate possibilmente vecchie e farinose
100 g di farina bianca
 50 g di farina di fichi d'India

per il sugo:

2 filetti di orata
1/2 cipolla di Acquaviva
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 spicchio d'aglio
2 foglie di salvia
pochi aghi di rosmarino
1 pizzico di peperoncino
sale e pepe bianco

per servire:

2 cucchiai di olio di nocciole
2 cucchiai di pinoli tostati
qualche fettina di fico d'India fresco



Siccome gli gnocchi si sa che vanno fatti, cotti e mangiati senza troppo tempi di attesa tra un'operazione e l'altra, conviene preparare prima il sugo: versate l'olio in una padella antiaderente e aggiungete l'aglio e gli odori e fate scaldare per bene. Togliete l'aglio e adagiate i filetti di orata con la pelle verso il basso. Abbassate la fiamma al minimo, coprite e lasciate cuocere per circa cinque minuti, anche meno. Togliete i filetti e teneteli da parte. Filtrate il fondo di cottura, pulite la padella con della carta da cucina e riportatela al fuoco con il fondo filtrato e la cipolla affettata non troppo sottilmente. Salate e pepate a piacere, coprite e lasciate stufare a fiamma bassa per circa 15 minuti o fino a quando la cipolla sarà tenera e traslucida. Nel frattempo togliete la pelle ai filetti di orata e sbriciolateli con le dita. Quando la cipolla sarà cotta, alzate la fiamma, sfumate con il vino bianco, lasciate ridurre per un minuto o due e poi unite anche gli sfilacci di orata, lasciate cuocere non più di un minuto e togliete dal fuoco.

Lavate le patate sotto l'acqua corrente, mettetele in una casseruola, copritele di acqua fredda e cuocetele per circa 30 minuti. Infilzatele con una forchetta o meglio ancora con uno spiedino di metallo: se sono tenere toglietele dal fuoco, altrimenti proseguite la cottura per qualche minuto ancora.
Scolatele e pelatele ancora bollenti. Mia nonna mi ha insegnato a fare così: tengo la patata in una mano protetta da un panno spesso e pulitissimo (potete usare anche un guanto da forno purché pulito e senza odore di detersivo) e con l'altra mano sbuccio la patata sciacquandomi spesso i polpastrelli sotto l'acqua fredda corrente, per non scottarmi.
Mescolate le due farine e setacciatele sul piano di lavoro allargandole a fontana. Schiacciate le patate nel centro della fontana allargandole per far uscire il vapore. Quando si saranno intiepidite, cominciate ad impastare con mano leggera incorporando solamente la farina sufficiente a far tenere l'impasto. Raccoglietelo in un panetto e tagliatene un pezzo. Rotolatelo sotto le mani aperte per formare un filoncino spesso un dito, tagliatelo in pezzetti lunghi poco più di 2 cm e passate ogni pezzetto sui rebbi di una forchetta per rigare gli gnocchi.
Procedete un pezzo alla volta fino ad esaurimento dell'impasto e disponete gli gnocchi ben distanziati tra loro su un vassoio infarinato. 
Mettete a bollire una capace pentola piena d'acqua leggermente salata. Quando l'acqua bolle, versateci gli gnocchi pochi per volta. Appena vengono a galla raccoglieteli con un mestolo forato e trasferiteli i un colapasta posto sopra un piatto fondo. Scolateli per bene, metteteli in una pirofila e irrorateli con l'olio di nocciole. Procedete così fino a che tutti gli gnocchi saranno cotti. Riaccendete il fuoco sotto alla padella del sugo e quando sarà be caldo, aggiungete gli gnocchi facendoli saltare delicatamente fino a che risulteranno ben conditi. 
Serviteli immediatamente cospargendo ogni piatto con qualche pinolo tostato e decorandolo con fettine di fico d'India fresco.

Con questa ricetta partecipo all' MTChallenge n° 59 GLI GNOCCHI 
in collaborazione con il blog Il bosco di alici


....e come al solito e anche più del solito le mie foto urlano: " Paolo Picciotto chi????"
....scusatemi, mi impegnerò di più, promesso!

lunedì 27 giugno 2016

Pizza al piatto con gouda di capra al fieno greco, ciliegie grigliate e foglie di ravanello per l'MTC n 58 di Antonietta


Si lo so, non ditemi niente. Prima tartasso gli zebedei su quello che non si deve mettere sulla pizza e poi io ci metto l'inverosimile. E' che l'MTC scatena la bambina che c'e' in me, quella che dava da mangiare alle sue bambole tortini di fango e sagatura guarniti di foglie di siepe e petali di ciliegie. Poi io gioco per giocare, mica per vincere. Poi poi questo mese il vero protagonista e' questo meraviglioso impasto, che Antonietta ci ha generosamente illustrato nel suo bellissimo post.

domenica 26 giugno 2016

Eh no, sulla pizza non si puo'! MTC n 58: sua maesta' LA PIZZA!



Margherita. Punto. Al massimo una Napoli. Se proprio sono in vena di follie, una vegetariana con le verdure grigliate. Grigliate. Ho detto grigliate. Non sott'olio. Per carita' non sott'aceto. Di certo non in salamoia! E per l'amore del cielo non, ripeto, non bollite! Questo nelle mie aspirazioni e nel mondo fatato e illusorio delle buone intenzioni. Nella cruda e dura realta', mi sono ritrovata ad ingurgitare le peggio cose elencate alla voce PIZZA nei menu' dei ristoranti.

lunedì 25 aprile 2016

Mi Frulla una Frolla due: Sablé con farina di mandorle "riciclata" e cocco con confettura di pastinaca al bergamotto per l'MTC n° 56 di Dani&Juri


Da quando abbiamo acquistato la casina francese, ogni anno abbiamo il problema di cosa farne di tutte le mele che raccogliamo.  Già qualche anno fa, cercando ispirazione qua e là, soprattutto in rete e principalmente su siti americani, che si sa che Oltreoceano con le mele hanno una certa esperienza, sono venuta a sapere che c'è chi utilizza la salsa di mele per ridurre la quantità di grassi, uova e zucchero nei dolci da forno. Naturalmente ho voluto provare anch'io e il risultato mi ha piacevolmente sorpresa. 

venerdì 22 aprile 2016

Salsa di mele e come usarla in sostituzione di grassi e uova nei dolci da forno


Eravamo rimasti alla salsa di mele. E dite la verità che morite dalla curiosità di sapere perché e come la si possa usare per sostituire grassi e uova nei dolci. 
Fondamentalmente il motivo per cui la salsa di mele può essere considerata un valido sostituto per i grassi nei dolci da forno è il suo contenuto in pectina.

Mi frulla una frolla per l'MTC n°56 di Dani&Juri: Frollini di Farina di Grano Germogliato fatta in casa




Quella: Io ve lo dico. questa qui ha troppo tempo libero. Dobbiamo trovarle un'occupazione.
La Prof: Ma se corre già tutto il giorno come un topo avvelenato, povera stella!
Quella: Sì, ma fa solo quello che le pare! E poi si perde dietro ad ogni scemenza che legge su internet...

lunedì 11 aprile 2016

Ruth Stout e l'orto senza fatica! parte seconda

...Continua da qui






All'epoca del suo trasferimento in campagna insieme al marito, Ruth sapeva poco o nulla di giardinaggio. Chiese consiglio ai suoi vicini che, ovviamente, la orientarono verso le pratiche tradizionali. Per i primi 15 anni, quindi, la Stout coltivò il suo orto e il suo giardino zappando e vangando la terra, distribuendo fertilizzanti, concimi e antiparassitari chimici, strappando erbacce, annaffiando e così via. Per le operazioni più pesanti, come la vangatura di primavera, si avvaleva dell'aiuto di un giardiniere che però era sempre in ritardo, lasciando la povera Ruth a macerare nella frustrazione di non poter cominciare a seminare e piantare i suoi adorati ortaggi.

domenica 10 aprile 2016

Ruth Stout e l'orto senza fatica!



Ruth Imogen Stout, nata a Topeka, Kansas il 14 Giugno 1884. Avrebbe potuto vivere tutti i suoi 96 anni con l'unico segno distintivo di essere la "zia" di Nero Wolfe, il famoso, eccentrico investigatore privato nato dall'immaginazione e dalla penna di suo fratello Rex Stout. Non lo fece. Visse una vita semplice e piena, tranquilla e avventurosa, ortodossa e anticonformista. Libera. 
Io avrei sicuramente potuto vivere tutta la mia vita senza mai venire a conoscenza del suo passaggio su questa Terra, non fosse che abbiamo qualcosa che ci unisce al di là del tempo e delle distanze di ogni altra natura che ci separano. Entrambe abbiamo un profondo interesse nell'ottenere il massimo risultato con il minimo impiego di mezzi. Si chiama "principio di economicità", non pigrizia! Chiariamolo un volta per tutte!

venerdì 18 marzo 2016

"Not my mother's fish soup" per l'MTC 55 di Anna Maria


Perché è la prima cosa alla quale ho pensato. Perché è l'unica e sola. Perché per me "zuppa di pesce" è quasi sinonimo di mamma. Mai mangiata altra. Mai cucinata. Mai nemmeno ordinata al ristorante. Sapevo che nulla avrebbe potuto reggere il confronto ed era inutile andare in cerca di delusioni. 
La zuppa di pesce della mia mamma è la fumante perfezione in un piatto. Non solo per me, ma per chiunque abbia avuto la fortuna di assaggiarla. Mio marito non mangiava pesce quando l'ho conosciuto. Non ne voleva sentire nemmeno l'odore. Il giorno in cui mangiò per la prima volta la zuppa della suocera, dopo, ubriaco di piacere, mi sussurrò all'orecchio: "La zuppa di pesce della tua mamma è meglio del sesso!". Io lo presi comunque come il più bello dei complimenti e questo la dice lunga su quello che quel piatto rappresenta per me.

venerdì 19 febbraio 2016

La Radice Quadrata dell'Ape per l'MTC n° 54 di Ele&Mich




E' andata più o meno così:

Siamo tutti riuniti, in piedi, immobili attorno all'isola della microcucina della bomboniera olandese. Il silenzio è assordante quanto il rumore del motore di un jet in decollo. O forse sono solo i miei acufeni, non so. Comunque nessuno parla. Stiamo osservando, analizzando, studiando, considerando i due piatti pronti per le foto: stessa ricetta, differente presentazione. Uso spesso il miele anche nelle mie ricette salate, soprattutto nei condimenti delle insalate o per caramellare le verdure, sia in padella che al forno. Questa volta, però, c'è di mezzo un MTC tutto sul Miele
e con due giudici d'eccezione. Una di loro, poi, la amo quasi come una figlia. Non la voglio certo deludere. Inoltre a questo giro, colpa anche della Gennaro, abbiamo deciso di impegnarci per trovare un titolo che non sia il solito snocciolamento di ingredienti che più che il nome di una ricetta, ricorda sempre una lista della spesa. Dato che qui nel Condominio ci dividiamo in sei lo stesso neurone catatonico, non è impresa da poco.

domenica 31 gennaio 2016

No dig gardening, l'orto senza fatica...o quasi



No dig gardening: fare giardinaggio senza scavare, dove scavare sta anche per zappare, vangare o erpicare, fare insomma tutte quelle operazioni di lavorazione del terreno che si ritiene siano necessarie per la buona riuscita di un orto o di un giardino. Impossibile? A quanto pare no.

venerdì 29 gennaio 2016

Cippato di ramaglie fresche e l'orto senz'acqua, parte seconda



....Continua da qui

Ovviamente per prima cosa dovremo procurarci del cippato di legna verde. Le alternative sono due: o ve lo comprate o ve lo fate da voi. Alcuni fortunati che vivono vicino a parchi cittadini e che conoscono gli operai delle aziende che si occupano della loro manutenzione, forse riuscirebbero anche a farseli consegnare gratuitamente, dato che, come dicevo, per le aziende è un costo doverli smaltire. Bisogna però assicurarsi che siano effettivamente composti di legno verde appena triturato e che contengano un massimo del 20% di legno di resinose, come pini e abeti o anche ficus o faggi, e che non contengano legno di piante dannose, come il noce nero, ad esempio. Lo stesso discorso vale se si acquista il cippato presso i garden center.